INTRODUZIONE TEORICA
Castells inizia la propria analisi considerando che la società in generale tende a modellare qualsiasi comportamento e cultura, compresa la tecnologia, secondo le proprie esigenze per cercare un miglioramento.
Lo studioso spagnolo afferma che Internet è “l’estensione” di vecchie abitudini e del modo di vivere in modalità (come lo spazio e il tempo) diverse (Castells 2001).
Infatti, la fisicità, i sentimenti che proviamo in questa dimensione rimangono e continuiamo a sentirli esattamente come prima e, in base a questo, alcuni studiosi ritengono che la nascita di comunità virtuali abbia portato nuovi modelli di socialità che cancellano la territorialità, cioè il luogo nel quale prima avvenivano le interazioni umane.
Nonostante ciò, alcuni critici di Internet basandosi su alcune inchieste dei media, ritengono che la diffusione di Internet porti un distaccamento dalla vita sociale, quindi dalla vita familiare e dalla comunicazione, contribuendo così alla nascita della comunità virtuale, “emblema della separazione tra luogo e socialità” che porta gli utenti a vivere fantasie on line e a sviluppare una cultura basata sempre di più sul virtuale.
Queste ipotesi, Castells le ritiene poco valide in quanto:
· sono state costruite con l’osservazione di poche esperienze che, per di più risalgono ai primi utilizzatori di Internet;
· la ricerca empirica non è stata mandata avanti con il passare degli anni;
· è stato fatto solo un semplice confronto tra le piccole comunità locali (paesi e villaggi) e i cosiddetti nettadini (cittadini del Net).
Perciò l’analisi principale di Castells consiste nel confutare le ipotesi sopra citate, avvalendosi di alcuni studiosi che si sono dedicati alla ricerca del rapporto tra Internet e società, quali Barry Wellman, Steve Jones, Di Maggio, Hargittai, Neuman e Robinson.
Avvalendosi delle ipotesi sopra citate e degli studi di tali autori, l’ipotesi da cui intendiamo partire per lo svolgimento del nostro lavoro, è proprio quella di andare a studiare l’uso di Internet nella quotidianità. Ed in particolare intendiamo andare a vedere quali siano le funzioni di Internet nel 2008, nella vita lavorativa, nel tempo libero e nei rapporti personali. Oltre a varie ricerche bibliografiche di articoli, commenti immessi sulla rete, che cercheremo successivamente di riassumere, andremo a cercare una prova empirica mediante la somministrazione di un questionario da noi costruito a tale scopo.
Inoltre le comunità virtuali non costituiscono un elemento sostitutivo alle relazioni sociali, ma si aggiungono ai rapporti già esistenti: la maggior parte degli utenti on line costruisce un proprio profilo basandosi sulla loro vera identità; solo una piccola parte, gli adolescenti, si costruisce identità diverse che servono loro per capire chi sono o come vorrebbero essere.
La ricercatrice K.Tracey effettuò uno “studio longitudinale sull’uso di Internet nei nuclei familiari della Gran Bretagna” e rilevò che non esistono differenze sostanziali nello svolgimento della vita quotidiana tra gli utenti e i non utenti di internet.
Fondamentale fu anche la ricerca di Anderson nel 1999, nella quale egli studiò il rapporto tra gli status sociali e la comunicazione su Internet, affermando così, che le persone di classi sociali superiori hanno una gamma ampia di rapporti personali e l’uso di Internet li aiuta a manteneli solidi, se non a migliorarli; mentre coloro che appartengono a classi sociali inferiori hanno rapporti più casuali.
Ma ciò che ci interessa è la conclusione di queste due ricerche: coloro che hanno accesso ad Internet non tralasciano abitudini familiari come guardare la TV con la famiglia o parlare insieme di vari temi, o svolgere attività sociali. C’è da dire però che alcuni cambiamenti sono stati notati: minor tempo dedicato alla preparazione del cibo, o cambiamento della modalità di lavoro (Castells 2001).
Castells, perciò, per confermare le sue ipotesi utilizza sì le precedenti ricerche, ma anche un altro esperimento proposto da Hampton e Wellman (1998-1999) che consisteva nell’offrire ai residenti di un sobborgo canadese una connessione ad internet. Il 65% delle persone alle quali era stata fatta questa proposta accettò e, dopo due anni, si verificò che il rapporto socialità on line-off line era positivo. Infatti, chi aveva avuto la connessione, aveva migliorato i rapporti con le persone del sobborgo ed anche con quelle fuori da tale ambiente.
Anche un’altra indagine, condotta nel 2000 da Howard, Rainie e Jones, rilevò che l’uso di e-mail migliora la vita sociale, con la famiglia e gli amici. E ancora, una ricerca di Wellman affermò come l’e-mail sia un mezzo di comunicazione aggiuntivo e, che i giovani scrivano ai loro amici e gli anziani ai propri familiari.
Esistono però anche risultati contraddittori per quanto riguarda l’uso di Internet e la socialità.
Due studi collettivi non confermano le ipotesi di Castells: un’indagine on line della Stanford University condotta da Nie e Erdring (2000) e lo studio su Pittsburgh condotto da Kraut (1998)
Lo studio longitudinale di Kraut R. e coll. (1998) su 169 soggetti, ha permesso di rilevare che l'aumento dell'utilizzo di Internet è associato a un declino della comunicazione con i propri familiari, ad una diminuzione del numero dei legami sociali e ad un aumento della depressione e della solitudine. Le famiglie di Pittsburgh avevano avuto questi effetti da Internet poiché non avevano mai avuto nessun rapporto con questo mezzo di comunicazione e in loro si creava quindi un senso di frustrazione per lo sforzo che dovevano affrontare (comportamento che notarono Di Maggio, Hargittai, Neuman e Robinson attraverso uno studio).
Questo può essere confermato dal fatto che, con il passare degli anni, aumenta la familiarità con internet e gli utenti on line si adattano al nuovo ambiente che la rete offre e diminuiscono stress e frustrazione.
Parallelamente, lo studio di Nie ed Erdring osservava che un uso esagerato di Internet portava ad una diminuzione delle relazioni sociali: infatti chi usava Internet oltre una certa “soglia d’uso”, tralasciava lavori domestici, la famiglia e la salute fisica.
In conclusione, gli studi di Kraut, Nie ed Erdring, è vero che non confermano le ipotesi sostenute da Castells, ma non le confutano, poiché Internet ha un effetto negativo sulla nostra vita quotidiana se e solo se si supera una certa soglia d’uso.
Questa premessa è importante perché nell’età agricole e nelle prime fasi di età industriali, la socialità si basava proprio sul luogo; questo tipo di socialità è andato diminuendo (in Europa e in Nord America il fenomeno è attenuato) con l’avvenire della rete che è supporto della socialità nella città e fuori. C’è quindi uno “spostamento dal confine spaziale come fonte di socialità alla comunità spaziale come espressione di organizzazione sociale” .
Le nuove forme di interazione sociale con l’avvento di Internet, secondo Castells, dovrebbero “ridimensionare la componente culturale” ed avere più rilevo come supporto all’individuo e alle sue relazioni sociali. E Barry Wellman definisce le comunità: “reti di legami personali che forniscono socialità, supporti, informazione, un senso di appartenenza e di identità sociale”.
Il punto cruciale della nostra argomentazione è, perciò, passare dal concetto di comunità di Wellman al concetto di network come interazione principale. La comunità consiste nella condivisione di valori e organizzazione sociale, mentre i network sono costruiti su scelte e strategie degli individui; perciò la trasformazione delle società più avanzate è proprio il passaggio da comunità spaziali ai network come fonte principali di socialità. Questa trasformazione è causata anche da altri fattori come il cambiamento della natura delle famiglie, ora i nuclei familiari estesi sono diminuiti e la possibilità di comunicare a distanza è aumentata, anche se le interazioni sociali sono meno forti di prima e perciò hanno bisogno di certi mezzi di comunicazione per poter essere mantenuti.
Si viene perciò a creare una sorta di relazione terziaria basata sull’individuo che supera le relazioni primarie (la famiglia) e le secondarie (le associazioni); Wellman le chiama anche “comunità personalizzate” e rappresentano una “privatizzazione della socialità”.
Si è creato perciò un modello di socialità basato sull’individualismo, e per questo molte persone si organizzano in network sociali per comunicare: questa nuova situazione è stata possibile, non tanto dall’invenzione di Internet, ma dal suo continuo sviluppo che fornisce un supporto per la diffusione dell’individualismo in rete.
Questo fenomeno allarga anche i confini a uno dei concetti più antichi della storia umana, cioè la famiglia: infatti da uno studio di V. Walzer (2000) emerge che Internet è utilizzato per sperimentare nuove forme di famiglia; per esempio l’e-mail permette di realizzare le cosiddette “famiglie di scelta”, cioè incorporare nell’originale nucleo familiare nuovi componenti conosciuti via Internet (Castells, 2001).
1.4 I nuovi media
Internet fa così pare dei cosiddetti “nuovi media” che si caratterizzano per:
· Elettività
· Interattività
· Multimedialità
· Virtualità
L’utente può selezionare le informazioni alle quali accedere, combinare i propri messaggi con parole, suoni e immagini, utilizzando computer, telefoni mobili, televisione e infine creare mondi artificiali con i quali interagire, come ad esempio le chat lines (Bagnasco, Barbagli e Cavalli, 2007).

1.5 Media, tecnologia e vita domestica
Vogliamo qui presentare una sintesi di alcune analisi, effettuate da autorevoli sociologi, sul “determinismo tecnologico” ( Williams, 1974) di diversi mezzi di comunicazione visti come prodotti secondari di trasformazioni storiche.
Forse anche internet può o potrà essere considerato allo stesso modo e quindi, intendiamo chiarire come gli altri mezzi di comunicazione si sono inseriti nella nostra vita, come e se l’hanno cambiata, e come tali fenomeni sono stati studiati, per passare poi allo studio vero e proprio del fenomeno internet.
Partendo dal concetto che “l’invenzione non è il frutto di un’improvvisa ispirazione dalla quale emerge un nuovo apparecchio” (Mackenzie e Wajcman 1985), le innovazioni tecnologiche sono istituzionalmente ricercate proprio da enti che sono direttamente interessati all’invenzione stessa.
Sulla base di questo sono state fatte ricerche e studi proprio per dimostrare quanto sopra affermato.
La ricerca fatta dall’autore è partita da un campione di persone anziane, come ricerca di storia orale, vissuta in prima persona, durante il periodo delle due grandi guerre sull’invenzione della radio e il suo utilizzo. 
Viene analizzato l’ingresso della radio nella stanza come strumento, i disturbi arrecati alla routine giornaliera, il differente utilizzo fra i generi. La routine giornaliera della donna–madre, rappresentò la base della programmazione delle emittenti (programma destinato alle donne che la mattina stavano in casa – ora di pranzo alle donne che accudivano i piccoli – programma pomeridiano per i piccoli).
Ecco, così fu portata all’interno della vita privata una precisa scansione del tempo. 
Un’altra analisi effettuata sulle “tecnologie domestiche della comunicazione” è quella sulla televisione. 
In tale indagine è stato analizzato come alcuni programmi fossero considerati “come una sorta di proprietà di certi membri della famiglia” e come un programma acquisiva una “vita propria”. 
Un’altra analisi ancora è stata fatta sul videoregistratore. In questo caso il suo utilizzo era diverso fra i generi, ma volutamente mantenuto tale soprattutto dal genere femminile.
Infatti è stato analizzato da Gray (1986), autore della ricerca, che le donne, esperte nell’utilizzo di difficili tecnologie (ad esempio macchine da cucire) si trovavano di fronte al videoregistratore con una “ignoranza calcolata”, perché erano coscienti che nel sapere tecnico vi è ”un latente elemento di servizio” e, pertanto sarebbe diventato anche quello un compito riservato a loro.
In ultima analisi viene studiato, in parallelo alla “rivoluzione video” negli anni Ottanta, un altro boom di mercato: quello del computer domestico. Ed anche in questo caso la ricerca ha evidenziato che il “genere” è stato una delle variabile chiave per capire le diverse impostazioni di consumo.
Il campione analizzato questa volta non era composto da persone
appartenenti all’ambiente familiare, ma da alcuni studenti, e la riluttanza dichiarata fu proprio derivante dal fatto che il computer era una “cultura prevalentemente maschile”.
“Uno degli hackers che aveva provato ad avere una ragazza, fece la seguente confessione: nei rapporti sociali devi avere fiducia che il resto del mondo sarà leale verso di te, ma nel caso del computer tu hai il completo controllo, hai fiducia in te stesso e questo basta………” 
Nella storia sociale dell’oggetto, è stato analizzato che i fabbricanti di computer hanno individuato prima di tutto gli “appassionati”, poi è nata l’introduzione di macchine rivolte ad un pubblico più vasto, e presentate sul mercato come oggetti destinati ad usi applicativi “seri” e dotati di valore educativo.
Con l’introduzione dei videogames, il computer domestico venne presentato come strumento per divertirsi. 
Ultima tecnologia analizzata è il telefono: un’analisi fatta a donne di diversi ceti, chiedendo loro di suddividere l’utilizzo di questo oggetto in telefonate “strumentali” per appuntamenti, cercare informazioni e telefonate “espressive” con le quali mantenere uno stretto
legame con amici e parenti lontani. Il risultato fu che per loro il telefono fosse soprattutto di uso espressivo, dandogli molta importanza “per il mantenimento dei legami”.
E’ stato analizzato anche il telefono in una comunità di immigrati, sempre su donne, e questo mezzo era per loro fonte di sicurezza. Moyal, autrice di queste interviste, ha evidenziato come il “flusso informativo” femminile era importante tanto quanto il flusso informativo d’affari utilizzato dal genere maschile. 
(Questa indagine era stata sponsorizzata dalla Telecom australiana, e servì per dare raccomandazioni a questa sui costi delle telefonate, e sulla forma di futuri servizi)
Riportiamo alcune considerazioni fatte dall’autore:
· per Williams esiste una relazione “operativa tra un tipo di società mobile, complessa e in continua espansione e lo sviluppo della moderna tecnologia delle comunicazioni”
· esiste inoltre un bisogno sociale di superare la barriera della distanza fisica, (commercio, amministrazione) ricerca di mezzi più rapidi di trasmissione dei messaggi.
· Infine, il processo che riguarda i mezzi di telecomunicazione analizzati nelle precedenti ricerche è una "graduale evoluzione e non una radicale rivoluzione" (Williams, 1974).
Alcune semplici considerazioni fatte da noi:
· Anche noi, come preciseremo nel capitolo riguardante l’analisi dei risultati della ricerca, abbaiamo riscontrato delle somiglianze con le considerazioni fatte da Moore a proposito dell’utilizzo dei diversi oggetti della comunicazione poco prima descritti. Infatti anche noi abbiamo riscontrato differenze nell’uso di internet fra uomini e donne: in particolare abbiamo trovato più difficoltà di uso da parte del genere femminile rispetto a quello maschile. Un altro dato che abbiamo rilevato è il fatto che di internet non vengano sfruttate tutte le sue potenzialità, ma che in larga maggioranza venga utilizzato per il lo scambio di messaggi.
· Abbiamo verificato altresì che per alcuni soggetti le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, come riportato anche nelle ricerche da noi analizzate, “possono giocare un ruolo importante nel processo di costruzione di un senso di sicurezza ontologica[1] nella vita quotidiana. "
[1]L'ontologia è in effetti l'ultimo mattone del castello di domande che ci possiamo porre. Essa riassume in un senso profondamente teoretico, la domanda intorno al senso profondo d'ogni cosa. È lo studio di ciò che esiste, del perché e come esiste, se esiste, se è pensabile, e dunque di ogni domanda circa il senso della vita, dal momento che l'esistenza è proprio ciò che contraddistingue ogni cosa senza distinzioni.
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