lunedì 14 aprile 2008

PRESENTIAMO IL NOSTRO LAVORO...



Ogni epoca ha avuto la sua piccola o grande invenzione che ha contribuito a cambiare qualcosa nel modo di vivere delle persone. Ha però, di solito, creato opinioni contrastanti, da un lato chi è propenso e disposto ad accettare il nuovo, il cambiamento, dall’altro le reazioni negative, le proteste, le paure di chi non è così disposto a lasciar la “via vecchia per la nuova”. Negli ultimi anni le innovazioni arrivano dal mondo della tecnologia: prima il telefono, poi la radio, la televisione, i cellulari e, negli ultimi anni in un modo assolutamente preponderante Internet.
Amato e odiato, conosciuto e sconosciuto, emozionante e arido, utilissimo mezzo di comunicazione e inutile perdita di tempo, grande supporto nel lavoro o nello studio e nuovo mezzo di distrazione, Internet, questa strana entità, questa strana creatura, questa rete intangibile ha fatto e continua a far parlar di sé praticamente in ogni momento della giornata, in ogni luogo e soprattutto da chiunque.
Forse è proprio questa composizione multiforme che ci ha attratto ed incuriosito. Probabilmente non avevamo mai avuto modo di pensare ad internet, ma ci eravamo sempre limitate ad utilizzare ciò che ci era necessario per le nostre diverse attività. Abbiamo così accolto con piacere l’occasione che ci ha dato il corso di “tecniche di lavoro e comunicazione in rete” per soffermarci a guardare “dall’esterno” il modo di internet.
Ciò che ci ha colpito in modo particolare è, che come tante delle nuove tecnologie, si è diffuso praticamente a tutte le fasce d’età, ma forse rispetto alle precedenti invenzioni, lo ha fatto con estrema rapidità, è cioè diventato in poche anni una “Tecnologia normale”. Ci ha incuriosito anche il fatto che venga considerato “una protesi della società” (Castells, 2001), cioè nasce nella società, e viene utilizzato come prolungamento delle attività quotidiane che vengono svolte nella società stessa. Internet è “un modo nuovo per fare vecchie cose” (Castells, 2001) in modo rivisitato; ci socializza ad un linguaggio diverso. Inoltre, alcuni studiosi hanno evidenziato che l’utilizzatore di internet è una persona più interessata a quello che accade nel mondo, e alla politica ed ha più relazioni sociali.
Partendo da questi presupposti ci siamo chieste se tutto ciò accade anche nella nostra quotidianità, nelle nostre comunità locali, sui nostri luoghi di lavoro o di studio e nelle nostre famiglie. Così è nata l’idea della nostra piccola indagine.
Questo lavoro è articolato in tre capitoli che rappresentano,anche da un punto di vista cronologico, gli stadi della nostra ricerca.
Nel primo abbiamo riportato diverse teorie e studi di sociologi riguardanti il mondo di internet, cercando di riassumerle nel modo più chiaro e sintetico possibile. È, infatti, su di esse che poggia le basi tutto lo svolgimento successivo della ricerca.
Il secondo capitolo ospita la parte del lavoro svolto durante le lezioni in aula. Infatti abbiamo approfittato di queste ore per navigare nel vasto mondo di internet e cercare in esso le risposte alle nostre curiosità ed ai nostri interrogativi. Utilizzando queste informazioni è nato un questionario che ci siamo riproposte di somministrare a colore che fanno parte della nostra quotidianità e che, come abbiamo detto, sono oggetto del nostro interesse.
In ultimo, ma non meno importante, arriva, dopo la somministrazione del questionario, l’analisi dei dati raccolti e la loro sistematizzazione e spiegazione mediante l’uso di grafici e tabelle, sperando, in questo modo, di renderli più facilmente leggibili e comprensibili.

Componenti del gruppo:

-Alessandra Amati in:
introduzione teorica (1.1-1.4)
realizzazione questionario
rilevazione testimonianze

-Cristina Rovini in:
introduzione generale
realizzazione questionario
analisi dei dati (3.2)
rilevazione testimonianze

-BiancaRosa Volponi in:
media,teconologia e vita domestica e strategie e tecniche della ricerca in rete (1.5 e 2.1)
realizzazione questionario

-Valentina Marchetti in:
le nostre ricerche in internet (2.2)
realizzazione questionario

-Chiara Goretti in:
analisi dei dati
realizzazione questionario
rilevazione testimonianze
realizzazione blog:
"generazioniaconfrontousointernet.blogspot.com"

CAPITOLO PRIMO


INTRODUZIONE TEORICA
1.1 Introduzione
“Internet è la trama delle nostre vite”: Così il sociologo Manuel Castells definisce questo mezzo di comunicazione che, oramai, non possiamo più definire così nuovo, seppur sempre in sviluppo.

Castells inizia la propria analisi considerando che la società in generale tende a modellare qualsiasi comportamento e cultura, compresa la tecnologia, secondo le proprie esigenze per cercare un miglioramento.
Lo studioso spagnolo afferma che Internet è “l’estensione” di vecchie abitudini e del modo di vivere in modalità (come lo spazio e il tempo) diverse (Castells 2001).
Infatti, la fisicità, i sentimenti che proviamo in questa dimensione rimangono e continuiamo a sentirli esattamente come prima e, in base a questo, alcuni studiosi ritengono che la nascita di comunità virtuali abbia portato nuovi modelli di socialità che cancellano la territorialità, cioè il luogo nel quale prima avvenivano le interazioni umane.

Nonostante ciò, alcuni critici di Internet basandosi su alcune inchieste dei media, ritengono che la diffusione di Internet porti un distaccamento dalla vita sociale, quindi dalla vita familiare e dalla comunicazione, contribuendo così alla nascita della comunità virtuale, “emblema della separazione tra luogo e socialità” che porta gli utenti a vivere fantasie on line e a sviluppare una cultura basata sempre di più sul virtuale.

Queste ipotesi, Castells le ritiene poco valide in quanto:

· sono state costruite con l’osservazione di poche esperienze che, per di più risalgono ai primi utilizzatori di Internet;
· la ricerca empirica non è stata mandata avanti con il passare degli anni;
· è stato fatto solo un semplice confronto tra le piccole comunità locali (paesi e villaggi) e i cosiddetti nettadini (cittadini del Net).

Perciò l’analisi principale di Castells consiste nel confutare le ipotesi sopra citate, avvalendosi di alcuni studiosi che si sono dedicati alla ricerca del rapporto tra Internet e società, quali Barry Wellman, Steve Jones, Di Maggio, Hargittai, Neuman e Robinson.

Avvalendosi delle ipotesi sopra citate e degli studi di tali autori, l’ipotesi da cui intendiamo partire per lo svolgimento del nostro lavoro, è proprio quella di andare a studiare l’uso di Internet nella quotidianità. Ed in particolare intendiamo andare a vedere quali siano le funzioni di Internet nel 2008, nella vita lavorativa, nel tempo libero e nei rapporti personali. Oltre a varie ricerche bibliografiche di articoli, commenti immessi sulla rete, che cercheremo successivamente di riassumere, andremo a cercare una prova empirica mediante la somministrazione di un questionario da noi costruito a tale scopo.

1.2 La realtà sociale e il mondo di internet

Le percentuali che Castells ci riporta, confermano che le chat e le comunità virtuali sono utilizzate solo da una piccola parte della società, mentre l’e-mail rappresenta l’85% dell’uso di Internet, dimostrando quanto Internet sia funzionale nella vita lavorativa ma anche familiare (Castells 2001).
Inoltre le comunità virtuali non costituiscono un elemento sostitutivo alle relazioni sociali, ma si aggiungono ai rapporti già esistenti: la maggior parte degli utenti on line costruisce un proprio profilo basandosi sulla loro vera identità; solo una piccola parte, gli adolescenti, si costruisce identità diverse che servono loro per capire chi sono o come vorrebbero essere.

La ricercatrice K.Tracey effettuò uno “studio longitudinale sull’uso di Internet nei nuclei familiari della Gran Bretagna” e rilevò che non esistono differenze sostanziali nello svolgimento della vita quotidiana tra gli utenti e i non utenti di internet.
Fondamentale fu anche la ricerca di Anderson nel 1999, nella quale egli studiò il rapporto tra gli status sociali e la comunicazione su Internet, affermando così, che le persone di classi sociali superiori hanno una gamma ampia di rapporti personali e l’uso di Internet li aiuta a manteneli solidi, se non a migliorarli; mentre coloro che appartengono a classi sociali inferiori hanno rapporti più casuali.

Ma ciò che ci interessa è la conclusione di queste due ricerche: coloro che hanno accesso ad Internet non tralasciano abitudini familiari come guardare la TV con la famiglia o parlare insieme di vari temi, o svolgere attività sociali. C’è da dire però che alcuni cambiamenti sono stati notati: minor tempo dedicato alla preparazione del cibo, o cambiamento della modalità di lavoro (Castells 2001).

Castells, perciò, per confermare le sue ipotesi utilizza sì le precedenti ricerche, ma anche un altro esperimento proposto da Hampton e Wellman (1998-1999) che consisteva nell’offrire ai residenti di un sobborgo canadese una connessione ad internet. Il 65% delle persone alle quali era stata fatta questa proposta accettò e, dopo due anni, si verificò che il rapporto socialità on line-off line era positivo. Infatti, chi aveva avuto la connessione, aveva migliorato i rapporti con le persone del sobborgo ed anche con quelle fuori da tale ambiente.
Anche un’altra indagine, condotta nel 2000 da Howard, Rainie e Jones, rilevò che l’uso di e-mail migliora la vita sociale, con la famiglia e gli amici. E ancora, una ricerca di Wellman affermò come l’e-mail sia un mezzo di comunicazione aggiuntivo e, che i giovani scrivano ai loro amici e gli anziani ai propri familiari.

Esistono però anche risultati contraddittori per quanto riguarda l’uso di Internet e la socialità.
Due studi collettivi non confermano le ipotesi di Castells: un’indagine on line della Stanford University condotta da Nie e Erdring (2000) e lo studio su Pittsburgh condotto da Kraut (1998)
Lo studio longitudinale di Kraut R. e coll. (1998) su 169 soggetti, ha permesso di rilevare che l'aumento dell'utilizzo di Internet è associato a un declino della comunicazione con i propri familiari, ad una diminuzione del numero dei legami sociali e ad un aumento della depressione e della solitudine. Le famiglie di Pittsburgh avevano avuto questi effetti da Internet poiché non avevano mai avuto nessun rapporto con questo mezzo di comunicazione e in loro si creava quindi un senso di frustrazione per lo sforzo che dovevano affrontare (comportamento che notarono Di Maggio, Hargittai, Neuman e Robinson attraverso uno studio).
Questo può essere confermato dal fatto che, con il passare degli anni, aumenta la familiarità con internet e gli utenti on line si adattano al nuovo ambiente che la rete offre e diminuiscono stress e frustrazione.

Parallelamente, lo studio di Nie ed Erdring osservava che un uso esagerato di Internet portava ad una diminuzione delle relazioni sociali: infatti chi usava Internet oltre una certa “soglia d’uso”, tralasciava lavori domestici, la famiglia e la salute fisica.

In conclusione, gli studi di Kraut, Nie ed Erdring, è vero che non confermano le ipotesi sostenute da Castells, ma non le confutano, poiché Internet ha un effetto negativo sulla nostra vita quotidiana se e solo se si supera una certa soglia d’uso.

1.3 Trasformazioni sociali e concetto di comunità

Prima di parlare di comunità virtuale, bisogna soffermarsi su quello che è il concetto di comunità. Alcuni sociologi urbani credono che il processo di urbanizzazione abbia eliminato la vita comunitaria, altri credono che la città sia un luogo liberazione dalle tradizioni che potevano essere della comunità dei villaggi.

Questa premessa è importante perché nell’età agricole e nelle prime fasi di età industriali, la socialità si basava proprio sul luogo; questo tipo di socialità è andato diminuendo (in Europa e in Nord America il fenomeno è attenuato) con l’avvenire della rete che è supporto della socialità nella città e fuori. C’è quindi uno “spostamento dal confine spaziale come fonte di socialità alla comunità spaziale come espressione di organizzazione sociale” .
Le nuove forme di interazione sociale con l’avvento di Internet, secondo Castells, dovrebbero “ridimensionare la componente culturale” ed avere più rilevo come supporto all’individuo e alle sue relazioni sociali. E Barry Wellman definisce le comunità: “reti di legami personali che forniscono socialità, supporti, informazione, un senso di appartenenza e di identità sociale”.

Il punto cruciale della nostra argomentazione è, perciò, passare dal concetto di comunità di Wellman al concetto di network come interazione principale. La comunità consiste nella condivisione di valori e organizzazione sociale, mentre i network sono costruiti su scelte e strategie degli individui; perciò la trasformazione delle società più avanzate è proprio il passaggio da comunità spaziali ai network come fonte principali di socialità. Questa trasformazione è causata anche da altri fattori come il cambiamento della natura delle famiglie, ora i nuclei familiari estesi sono diminuiti e la possibilità di comunicare a distanza è aumentata, anche se le interazioni sociali sono meno forti di prima e perciò hanno bisogno di certi mezzi di comunicazione per poter essere mantenuti.
Si viene perciò a creare una sorta di relazione terziaria basata sull’individuo che supera le relazioni primarie (la famiglia) e le secondarie (le associazioni); Wellman le chiama anche “comunità personalizzate” e rappresentano una “privatizzazione della socialità”.

Si è creato perciò un modello di socialità basato sull’individualismo, e per questo molte persone si organizzano in network sociali per comunicare: questa nuova situazione è stata possibile, non tanto dall’invenzione di Internet, ma dal suo continuo sviluppo che fornisce un supporto per la diffusione dell’individualismo in rete.

Questo fenomeno allarga anche i confini a uno dei concetti più antichi della storia umana, cioè la famiglia: infatti da uno studio di V. Walzer (2000) emerge che Internet è utilizzato per sperimentare nuove forme di famiglia; per esempio l’e-mail permette di realizzare le cosiddette “famiglie di scelta”, cioè incorporare nell’originale nucleo familiare nuovi componenti conosciuti via Internet (Castells, 2001).


1.4 I nuovi media

Internet fa così pare dei cosiddetti “nuovi media” che si caratterizzano per:
· Elettività
· Interattività
· Multimedialità
· Virtualità
L’utente può selezionare le informazioni alle quali accedere, combinare i propri messaggi con parole, suoni e immagini, utilizzando computer, telefoni mobili, televisione e infine creare mondi artificiali con i quali interagire, come ad esempio le chat lines (Bagnasco, Barbagli e Cavalli, 2007).


1.5 Media, tecnologia e vita domestica

Vogliamo qui presentare una sintesi di alcune analisi, effettuate da autorevoli sociologi, sul “determinismo tecnologico” ( Williams, 1974) di diversi mezzi di comunicazione visti come prodotti secondari di trasformazioni storiche.
Forse anche internet può o potrà essere considerato allo stesso modo e quindi, intendiamo chiarire come gli altri mezzi di comunicazione si sono inseriti nella nostra vita, come e se l’hanno cambiata, e come tali fenomeni sono stati studiati, per passare poi allo studio vero e proprio del fenomeno internet.
Partendo dal concetto che “l’invenzione non è il frutto di un’improvvisa ispirazione dalla quale emerge un nuovo apparecchio” (Mackenzie e Wajcman 1985), le innovazioni tecnologiche sono istituzionalmente ricercate proprio da enti che sono direttamente interessati all’invenzione stessa.
Sulla base di questo sono state fatte ricerche e studi proprio per dimostrare quanto sopra affermato.

La ricerca fatta dall’autore è partita da un campione di persone anziane, come ricerca di storia orale, vissuta in prima persona, durante il periodo delle due grandi guerre sull’invenzione della radio e il suo utilizzo.
Viene analizzato l’ingresso della radio nella stanza come strumento, i disturbi arrecati alla routine giornaliera, il differente utilizzo fra i generi. La routine giornaliera della donna–madre, rappresentò la base della programmazione delle emittenti (programma destinato alle donne che la mattina stavano in casa – ora di pranzo alle donne che accudivano i piccoli – programma pomeridiano per i piccoli).
Ecco, così fu portata all’interno della vita privata una precisa scansione del tempo.

Un’altra analisi effettuata sulle “tecnologie domestiche della comunicazione” è quella sulla televisione.
In tale indagine è stato analizzato come alcuni programmi fossero considerati “come una sorta di proprietà di certi membri della famiglia” e come un programma acquisiva una “vita propria”.
Un’altra analisi ancora è stata fatta sul videoregistratore. In questo caso il suo utilizzo era diverso fra i generi, ma volutamente mantenuto tale soprattutto dal genere femminile.
Infatti è stato analizzato da Gray (1986), autore della ricerca, che le donne, esperte nell’utilizzo di difficili tecnologie (ad esempio macchine da cucire) si trovavano di fronte al videoregistratore con una “ignoranza calcolata”, perché erano coscienti che nel sapere tecnico vi è ”un latente elemento di servizio” e, pertanto sarebbe diventato anche quello un compito riservato a loro.

In ultima analisi viene studiato, in parallelo alla “rivoluzione video” negli anni Ottanta, un altro boom di mercato: quello del computer domestico. Ed anche in questo caso la ricerca ha evidenziato che il “genere” è stato una delle variabile chiave per capire le diverse impostazioni di consumo.
Il campione analizzato questa volta non era composto da persone appartenenti all’ambiente familiare, ma da alcuni studenti, e la riluttanza dichiarata fu proprio derivante dal fatto che il computer era una “cultura prevalentemente maschile”.
“Uno degli hackers che aveva provato ad avere una ragazza, fece la seguente confessione: nei rapporti sociali devi avere fiducia che il resto del mondo sarà leale verso di te, ma nel caso del computer tu hai il completo controllo, hai fiducia in te stesso e questo basta………”
Nella storia sociale dell’oggetto, è stato analizzato che i fabbricanti di computer hanno individuato prima di tutto gli “appassionati”, poi è nata l’introduzione di macchine rivolte ad un pubblico più vasto, e presentate sul mercato come oggetti destinati ad usi applicativi “seri” e dotati di valore educativo.
Con l’introduzione dei videogames, il computer domestico venne presentato come strumento per divertirsi.

Ultima tecnologia analizzata è il telefono: un’analisi fatta a donne di diversi ceti, chiedendo loro di suddividere l’utilizzo di questo oggetto in telefonate “strumentali” per appuntamenti, cercare informazioni e telefonate “espressive” con le quali mantenere uno stretto legame con amici e parenti lontani. Il risultato fu che per loro il telefono fosse soprattutto di uso espressivo, dandogli molta importanza “per il mantenimento dei legami”.
E’ stato analizzato anche il telefono in una comunità di immigrati, sempre su donne, e questo mezzo era per loro fonte di sicurezza. Moyal, autrice di queste interviste, ha evidenziato come il “flusso informativo” femminile era importante tanto quanto il flusso informativo d’affari utilizzato dal genere maschile.
(Questa indagine era stata sponsorizzata dalla Telecom australiana, e servì per dare raccomandazioni a questa sui costi delle telefonate, e sulla forma di futuri servizi)

Riportiamo alcune considerazioni fatte dall’autore:
· per Williams esiste una relazione “operativa tra un tipo di società mobile, complessa e in continua espansione e lo sviluppo della moderna tecnologia delle comunicazioni”
· esiste inoltre un bisogno sociale di superare la barriera della distanza fisica, (commercio, amministrazione) ricerca di mezzi più rapidi di trasmissione dei messaggi.
· Infine, il processo che riguarda i mezzi di telecomunicazione analizzati nelle precedenti ricerche è una "graduale evoluzione e non una radicale rivoluzione" (Williams, 1974).
Alcune semplici considerazioni fatte da noi:
· Anche noi, come preciseremo nel capitolo riguardante l’analisi dei risultati della ricerca, abbaiamo riscontrato delle somiglianze con le considerazioni fatte da Moore a proposito dell’utilizzo dei diversi oggetti della comunicazione poco prima descritti. Infatti anche noi abbiamo riscontrato differenze nell’uso di internet fra uomini e donne: in particolare abbiamo trovato più difficoltà di uso da parte del genere femminile rispetto a quello maschile. Un altro dato che abbiamo rilevato è il fatto che di internet non vengano sfruttate tutte le sue potenzialità, ma che in larga maggioranza venga utilizzato per il lo scambio di messaggi.
· Abbiamo verificato altresì che per alcuni soggetti le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, come riportato anche nelle ricerche da noi analizzate, “possono giocare un ruolo importante nel processo di costruzione di un senso di sicurezza ontologica[1] nella vita quotidiana. "








[1]L'ontologia è in effetti l'ultimo mattone del castello di domande che ci possiamo porre. Essa riassume in un senso profondamente teoretico, la domanda intorno al senso profondo d'ogni cosa. È lo studio di ciò che esiste, del perché e come esiste, se esiste, se è pensabile, e dunque di ogni domanda circa il senso della vita, dal momento che l'esistenza è proprio ciò che contraddistingue ogni cosa senza distinzioni.

CAPITOLO SECONDO

DALLA RICERCA BIBLIOGRAFICA ALLA RICERCA EMPIRICA
2.1 Strategie, tecniche e strumenti della ricerca in internet

2.1.1 Premessa

L’informazione che troviamo in rete è immensa e molto varia, il termine usato è “information overload” (sovraccarico informativo) che sta ad indicare l’enorme quantità di dati e informazioni disponibili in rete.
Il rischio di perdersi in questa quantità “fluida” di informazioni è molto forte. Diventa quindi assai complesso reperire le informazioni necessarie e selezionarle, valutando sia l’affidabilità che la qualità.
Tuttavia la ricchezza informativa di Internet è elevata e, per sfruttarla al massimo, ci sono tecniche e strumenti che possono aiutarci.

Di seguito riportiamo, sintetizzandole, alcune interessanti specifiche necessarie per un corretto utilizzo di quanto Internet offre.


2.1.2 Analisi del proprio fabbisogno informativo

Il primo passo per effettuare una ricerca consiste nel “definire il più coerentemente possibile ciò che si intende sapere” (Mirella Hermann, data). La tecnologia ci rende impazienti e, se nel giro di poco tempo non riusciamo subito a trovare ciò che vogliamo, cadiamo nel “web-rage (frustrazione), che ci assale dopo aver navigato tra siti e motori e aver perso tempo in ricerche inutili.

Dobbiamo quindi tradurre il proprio linguaggio in un linguaggio di interrogazione ed in modo che sia comprensibile dal sistema. La difficoltà è nel contrasto tra due elementi, ovvero il linguaggio naturale, cioè la flessibilità del cervello umano e la rigidità di un sistema informatico.
La definizione dell’oggetto implica la definizione dei termini più importanti che esprimono il concetto che intendiamo cercare. Pertanto bisogna ricercare il giusto livello di specificità, cioè precisione e richiamo.
E’ illusorio pensare che si riesca a trovare soltanto i dati e solo quelli che ci interessano per la nostra ricerca.
· RICHIAMO: è l’indicatore della sensibilità, è un rapporto tra i documenti rilevanti recuperati e quelli presenti in una banca dati
· PRECISIONE: percentuale dei documenti pertinenti rispetto a quelli recuperati.
Pertanto dobbiamo essere noi a privilegiare l’uno o l’altro indicatore.
Quanto più precise e dettagliate sono le parole chiave, tanto più i risultati saranno soddisfacenti. Inoltre, dobbiamo considerare che i motori di ricerca valutano l’ordine con il quale le parole sono riportate: le più importanti sempre all’inizio.
Ci sono poi delle “funzioni avanzate” che variano da strumento a strumento e permettono una ricerca più precisa FUNZIONI BOOLEANI (OR – NOT - AND). Oppure possiamo estendere il campo della ricerca con il troncamento. Alcuni operatori presentano delle opzioni dette “filtri”, che permettono cioè di limitare la ricerca per DATA e/o LINGUA.


2.1.3 Tipologie di strumenti da utilizzare per la ricerca

Dobbiamo distinguere tra directory e motori per termini.

Motori per termini: motori di ricerca, questi strumenti permettono l’interrogativo diretto con parole chiave scelte dall’utente.
Come funzionano? Ci sono dei software detti spider che girano per la rete individuando pagine web e raccogliendole in grandi archivi, che sono poi indicizzati in base ad una selezione per termini. I risultati possono essere molto numerosi e poco strutturati = strumenti ad alto richiamo e bassa precisione. All’interno di questa mole di risultati c’è un indicatore: la rilevanza. Infatti saranno presentati prima i siti più rilevanti per la nostra ricerca. La rilevanza è ottenuta da una serie di algoritmi che analizzano insieme diversi fattori (frequenza del termini nella pagina, densità della parola, aggiornamento delle pagine). Alcuni motori orientano la ricerca su criteri di “popolarità” e “autorevolezza” considerando cioè il numero di collegamenti che riportano ad un sito. Maggiore è il numero di link in ingresso migliore è il suo posizionamento nelle prime pagine. Una pagina diventa importante se molte pagine importanti rimandano a questa. Un’altro indicatore è il “pay for placement”, cioè pagare per esser posizionati in un buon posto.

Directory: questi indirizzano verso siti preselezionati, presentati con una struttura ad albero (macrocategorie si dipartono per menù successivi le varie ramificazioni). Strumenti a basso richiamo ed alta precisione.

Virtual library: il confine tra questo e la directory è incerto. I criteri di selezione sono più scientifici. E’ come una biblioteca reale. La certezza che vi siano inseriti tutte le risorse di qualità non c’è. Altissima precisione richiamo medio- basso. Questi rappresentatno il punto di partenza per la ricerca più affidabile ed efficace. Naturalmente si deve tenere conto che non tutte le risorse sono inserite.

Metamotori: questi strumenti permettono di interrogare più motori di ricerca contemporaneamente con una sola operazione. Non hanno un loro database, ma sottopongono la ricerca a database di altri motori. Il principale difetto è che ci possono essere duplicazioni, in quanto non viene fatta una selezione e le funzioni utilizzate devono essere in comune in tutti i database.

Portali: Herrmann non riporta una definizione precisa di portale e sottolinea che è molto ambigua la sua definizione. In origine i portali erano di tre tipologie che si diversificavano per il loro business:
· Internet provider: cercavano di diventare punti di riferimento per molte persone così da attrarre investimenti pubblicitari (America Online, Italia online)
· Le case produttrice dei browser (Netscape, internet explorer) avevano milioni di utenti, ma i browser, benchè indispensabili per la navigazione erano distribuiti gratuitamente
· Siti di ricerca: (altavista, Excite) nati allo scopo di aiutare gratuitamente le persone, ma al loro interno avevano pubblicità per cui non volevano essere abbandonati troppo velocemente.

Ecco che PORTALE vuol dire “PORTE DI INGRESSO PER LA RETE”: offrono servizi molto vari, esigenze informative quotidiane, motori di ricerca per termini, notiziari, quotazioni borsa.
I portali possono essere orizzontali e verticali: i primi sono “generalisti”: notizie generali, i secondi sono più orientati verso settori specifici, su aree tematiche definite. Questi possono essere utilizzati se la nostra ricerca deve essere organizzata e strutturata, perché questi sono strutturati proprio così. Le risorse selezionate però non sono mai “neutrali”, ma rispondono ad una logica commerciale precisa.

Web invisibile: è una parte del mondo web non accessibile dai motori di ricerca, in quanto custodito all’interno di banche dati, o realizzato in particolari formati PDF, e con siti che richiedono un’autorizzazione all’accesso. Per capire la differenza tra web visibile e invisibile, bisogna comprendere la definizione tra pagine web “statiche” o “dinamiche”. Le pagine statiche sono prodotte in linguaggio HTML, forniscono le stesse informazioni a tutti, chiunque visiti il sito e costituiscono il web visibile. Le pagine web dinamiche sono generate dal server al momento della richiesta. Pertanto le informazioni sono personalizzate al momento della richiesta dell’utente. Non sono indicizzabili e costituiscono il web invisibile.

Liste e newsgroup: sono un tipico mezzo di scambio in ambito accademico, di condivisione di notizie ed opinioni. Le liste si muovono su un programma ed una volta inviato un messaggio questo lo distribuisce a tutti coloro che sono iscritti alla lista. Mentre nei newsgroup il messaggio è affisso in una bacheca e consultabile da tutti gli iscritti.. La qualità delle informazioni è varia. L’informazione che circola in questi canali fa parte della così detta conoscenza implicita e grande fonte di creatività e impulso di idee. Inoltre possono essere reperiti informazioni inconsuete, poco richieste oppure censurate da siti ufficiali.

Oltre ai dati tecnici e più specifici riportati sopra riteniamo importante anche presentare alcune riflessioni in merito all’utilizzo di tali strumenti.

Pericolosa tendenza è stata l’introduzione di logiche puramente commerciali nel funzionamento dei motori di ricerca. La formula “plaid placement”. Un sito può pagare e assicurarsi un buon funzionamento. Pagando di può essere inclusi in una directory, indicizzati più rapidamente. Più corretti sono i “sidecar ads” utilizzati da Google, e cioè le inserzioni a pagamento sono inseriti a lato della pagina, senza influenzare il motore di ricerca.

Questi motori si stanno sempre più raffinando, e sempre più cercano di essere rilevanti. I motori più recenti stanno puntando sulla semplicità e linearità. Si stanno effettuando continue ricerche anche per perfezionale l’efficacia delle ricerche. Tecnologie che consentono di ridurre errori sintattici, per scandagliare il web in maggiore profondità.

Si elaborano complessi algoritmi per ottenere risultati sempre più precisi, ciò si ottiene con un intervento umano sempre più importante.
Per chi non vuole attendere ci sono sitit che effettuano ricerche su commissione, a pagamento o gratuitamente. Alcuni motori si sono orientati su tecniche di “linguaggio naturale”, in cui si può formulare una domanda come ad un interlocutore umano.

La frontiera è nel riconoscimento della parola chiave “semantic web” ( AltaVista). Inoltre si sta anche lavorando per fornire risultati “localizzati” ( p.e. football risultati diversi tra un ricercatore statunitense o italiano)

Non esiste una strategia per la ricerca e solo l’esperienza può aiutarci a trovare il nostro percorso. Se si cercano informazioni su un argomento generale conviene ricorrere ad una directory, quando non abbiamo un termine preciso, ma conosciamo l’ambito dove cercare. Se invece cerchiamo informazioni precise o particolari documenti è opportuno utilizzare un motore. (p.e. se cerco un ente conosciuto utilizzerò una director, ma se l’ente è meno noto allora un motore).
Riportiamo, infine alcune descrizioni di: MOTORI, METAMOTORI, DIRECTORY

ALTAVISTA: è uno dei primi motori, e consente di sondare oltre al web anche i newsgoup. Si può raffinare la ricerca con i filtri OR NOT AND.

GOOGLE: il motore di ricerca per eccellenza ( due ricercatori Università di Stanford): utilizza due tecnologie: la rima analizza i termini indicizzati, la seconda quella brevettata Page Rank, cioè inserisce nella prima pagina i siti che ricevono il maggior numero di collegamenti

COPERNIC: metamotore: la versione 2000 è scaricabile gratuitamente ed offre la possibilità di effettuare ricerche su più motori.

YAHOO: directory
2.2 Le nostre ricerche in internet

Per sviluppare il nostro argomento “Generazioni a confronto sull’uso di internet” abbiamo fatto una ricerca in rete selezionando le informazioni e, di conseguenza, i siti che a nostro parere sembravano più idonei a trattare e ad argomentare la nostra ipotesi e cioè se internet è o meno il prolungamento della società (Castells. 2001).
In seguito, dopo aver trovato diversi siti, li abbiamo suddivisi in quattro gruppi in base al loro contenuto:
· nel primo gruppo ci sono quattro siti che trattano del rapporto tra bambini/adolescenti e Internet;
· nel secondo gruppo ci sono tre siti che trattano del rapporto tra adulti e Internet;
· nel terzo raggruppamento abbiamo sistemato tre siti riguardanti il rapporto tra anziani e Internet;
· il quarto gruppo lo abbiamo dedicato ai siti dai quali abbiamo preso spunto per la costruzione del nostro questionario e lo studio dei dati.

Cerchiamo di riassumere brevemente i contenuti di ciascun sito.

2.2.1 Primo gruppo: bambini e adolescenti
http://www.ilportaledeibambini.net/







Il Portale dei Bambini è un portale colorato e fantasioso. Interamente dedicato ai bambini dai 5 ai 12 anni. Un luogo sicuro dove, guidati da un amico virtuale, possono navigare, leggere, ascoltare e stampare storie inedite, colorare, creare personaggi, imparare l'inglese, a disegnare, e fare ricerche che interessano i vari argomenti della scuola.
E’ un sito diviso in sezioni che offre molti servizi come “La Galleria dei Bambini” che è dedicata a tutti i piccoli artisti che amano disegnare, raccontare, inventare. “News ed Eventi” che sono notizie, novità, avvenimenti e manifestazioni da conoscere.
La sezione “Letture” è il modo migliore per leggere, stampare o ascoltare favole, fiabe inedite e racconti originali e leggere le recensioni dei nuovi libri. “Giochi e Downloads” è la sezione dedicata allo svago e al divertimento, ai momenti di relax e alle piccole passioni. “Simone Consiglia” è la sezione attività, parchi, enti e tanto altro ancora che Il Portale dei Bambini invita a conoscere. Un percorso dove si possono trovare interessanti e utili informazioni su scuole, istituzioni ed associazioni, tutte a misura di bambino. “Forum ufficiale”, dove i bambini si scambiano qualsiasi tipo di informazione e tanto altro ancora. “Cerca” è il fantastico motore di ricerca del Portale dei Bambini. Un potente strumento per una ricerca semplice, rapida e precisa degli argomenti che li interessano. “Mailing List” per bambini e genitori che desiderano essere aggiornati sulle novità presenti nel portale.


http://www.savethechildren.it/











E’ il sito dell’ associazione SAVE THE CHILDREN che noi abbiamo selezionato proprio perché ci parla di un evento importante in occasione del 12 febbraio: il SAFER INTERNET DAY. L’associazione ha proposto il codice di autoregolamentazione per la protezione dei giovani in internet chiedendo alle aziende una maggiore tutela per la privacy e i diritti dei giovani utenti di internet. In questo sito l’organizzazione espone anche le tre aree che sono alla base di questo codice di autoregolamentazione:
· garantire la privacy dei giovani
· informare e educare i giovani sui comportamenti sicuri
· assicurare un sistema di segnalazione efficace

In fondo alla pagina di questo sito web ci sono le opinioni di coloro che hanno partecipato a questa iniziativa: Google ,Microsoft, My Space e studenti media group.
Il rappresentante di Google Marco Pancini presente alla manifestazione dice: “La Rete offre possibilità incomparabili di libertà di espressione, consentendo a ciascuno di noi di contribuire allo sviluppo della nostra società, dando opinioni a volte impopolari o controcorrente. Allo stesso tempo, esistono on line contenuti e servizi che non sono adatti ai minori. Google comprende questa realtà e si impegna ad aiutare i genitori nell'educare e proteggere i propri ragazzi in Rete”
Il rappresentante di Microsoft Andrea Valboni commenta: ”L’azienda supporta questa e simili iniziative rinnovando il suo impegno, anche attraverso il progetto SicuramenteWeb, nella divulgazione e nella formazione dei genitori e dei ragazzi verso un uso sicuro della rete, e prende in seria considerazione i suggerimenti e le proposte per rendere i propri prodotti e servizi sempre più sicuri”.
Il safety manager Cristian Perrella di My Space dice: “MySpace è da tempo impegnata a garantire sistemi di sicurezza all’avanguardia mirati alla tutela degli utenti minorenni”.
Il coordinatore di redazione Verena A. Gioia dice: ”Noi come azienda da anni siamo a favore di un utilizzo consapevole dei nostri servizi e del nostro network. Le segnalazioni e le problematiche sollevate dai nostri utenti sono state gestite sempre singolarmente”.


http://www.webcattolici.it/
In questo sito esattamente nella guida web abbiamo trovato 10 consigli per navigare senza affondare nell’era di internet. Più precisamente “L’Associazione dei Web cattolici Italiani” (WeCa) ha realizzato 10 consigli positivi dedicati alle famiglie, ai loro figli, alle scuole e alle comunità. Il decalogo racconta come rapportarsi al web attraverso il genere divertente e colorato del fumetto: per apprezzare e scoprire le qualità di internet, per crescere ed apprendere insieme ai genitori, per vivere meglio e cogliere con questa guida un’occasione in più per dialogare insieme.


http://www.forumpa.it/









In questo sito, nella sezione ”opportunità e rischio nell’uso delle nuove tecnologie per i giovani”, un 'indagine Doxa per “Save the Children”, fornisce dati e analisi su cosa bambini, adolescenti e genitori italiani dicono e pensano sull'argomento. Successivamente scorrendo nella pagina ci viene spiegato che l'indagine DOXA è stata condotta su un campione nazionale di 861 genitori - in particolare nel 31% dei casi a rispondere è stato il padre, nel 69% la madre - e un campione di 424 figli tra 10 e 17 anni. Le famiglie del campione sono state selezionate da elenco telefonico, in 383 Comuni di tutte le Regioni italiane. Sono state somministrate 13 domande ai genitori, riguardanti i comportamenti dei figli in merito all'uso di internet e del telefono cellulare e 10 domande, su argomenti simili, ai figli, al fine di recuperare dati di confronto. Poi in seguito ci vengono forniti i dati ricavati dall’ indagine e cioè che il 70% dei giovani tra i 10 e i 17 anni usa Internet e il 65% dei genitori interpellati ritiene che Internet possa dare anche preoccupazioni e creare problemi ("molti problemi" per il 27%; "alcuni problemi" per il 38%). In seguito ci vengono proposti i rischi percepiti. Il primo rischio percepito dai ragazzi su Internet è infettare il PC con virus informatici (87%). I rischi legati a Internet percepiti dai genitori riguardano i possibili contatti con adulti che vogliono conoscere e avvicinare bambini e ragazzi (90%), videogiochi violenti e diseducativi (82%), la pubblicità ingannevole (80%), le infezioni del pc con virus informatici (74%), l'uso eccessivo di Internet (68%), il rischio di essere molestato o maltrattato da coetanei (64%), scorrette informazioni su ricerche scolastiche, salute, diete (53%).

2.2.2 Secondo gruppo: adulti
http://labs.unicatt.it/studenti/farina/adultiegiovani.htm






In questo sito abbiamo trovato un testo sulle differenze tra adulti e giovani sul web. Mentre i giovani nascono e crescono con il pc, gli adulti guardano il web con diffidenza poiché è entrato a far parte della loro vita molto più tardi. Quando gli adulti vanno in rete, lo fanno con lo stesso atteggiamento con cui ci si sposta da un luogo ad un altro, dunque con l’idea di tornare al punto di partenza: dal reale, supponiamo, al virtuale, per poi tornare, finita la parentesi, al reale. I giovani invece, “vivono” in Internet, ne occupano gli spazi non in modo alternativo, ma in modo parallelo al loro praticare ed abitare il mondo fisico. Per i ragazzi il virtuale è la sede per mettere alla prova una seconda natura, un modo quindi per aumentare e non per diminuire il senso di realtà e di identità. Agli adulti che guardano il web con diffidenza, il net appare invece come una “non realtà”. Il mondo degli adulti si è avvicinato al mezzo senza molta convinzione, ad esempio per esigenze di lavoro, spesso concepisce la rete come un luogo dove entrare in contatto con oggetti e servizi, come un’entità di cui si rimane utenti. La pratica del web per i ragazzi ha un sapore completamente diverso, è infatti l’aspetto socio-affettivo ad avere il sopravvento su quello funzionale: sicuramente Internet serve per prenotare un viaggio o per vedere le previsioni meteo, ma ciò che è davvero insostituibile è la possibilità di occupare il proprio spazio on line. Ovviamente questi dati forniti da questo sito rispecchiano una situazione generale e non hanno pretese di validità assoluta, ma tuttavia ci hanno aiutato ad inquadrare meglio la discrepanza tra adulti e giovani sul web.


PEW INTERNET RESEARCH CENTER









Questo è il secondo sito che abbiamo sistemato nella sezione adulti ed è scritto in lingua inglese. Nella sezione “Parents, teens and technology” troviamo la discussione, affrontata anche dal sito sopra elencato, sulle differenze di attitudini di genitori e figli nei confronti di internet. All’interno di queste pagine troviamo anche dei grafici che ci aiutano a chiarire la situazione. Come per esempio questo che incontriamo scorrendo nelle pagine:

Attraverso questo grafico vediamo come l’opinione dei genitori su internet sia, anche se di poco, scesa nel corso del tempo, quando i loro figli hanno cominciato a utilizzarlo di più. Nel 2004 il 67% pensava che internet avesse effetti positivi poi nel 2006 la percentuale di coloro è scesa al 59%. Mentre nel 2004 erano 5% coloro che pensavano che internet non fosse niente di buono ma provocasse invece effetti negativi, e questa percentuale è salita al 7% nel 2006.


http://www.webcattolici.it/
In questo sito, nell’archivio abbiamo trovato un ‘analisi del CENSIS sul rapporto tra adulti e internet. E’ un rapporto annuale degli ultimi cinque anni sull’evoluzione e rivoluzione nell’uso di internet. Sembra inoltre, che sul piano delle nuove tecnologie sia aumentata la dotazione nelle case degli italiani: nel 55,4% dei casi nell’abitazione c’è un computer, di questi l’11% è un pc non connesso a internet, nel 12% il computer è connesso ma non lo si sa usare, per il 32,4% il computer è connesso e viene usato per navigare.
A seguito del grande incremento di utenti di internet cominciano a diventare interessanti anche le dimensioni degli acquisti on line: al 2005 si può affermare che ci sono ben più di 3 milioni di italiani che usano fare acquisti su internet, fra questi il 45% perché “è economico e trovo i prezzi più convenienti”, il 29,3% perché “è comodo non devo muovermi”, il 19,5% perché “è veloce, faccio molto prima”, ed una piccola percentuale, pari al 6% si spinge a dire che “è sicuro, non ho mai avuto problemi”. Fra le motivazioni di chi usa internet ma non ama fare acquisti c’è al primo posto la questione della “mancanza di fiducia personale” (40,6%), al secondo “la mancanza di necessità”, ovvero non se ne sente il bisogno (34,7%), al terzo "la sicurezza dei sistemi di pagamento” (20,8%), ed infine il fatto di “non saperlo fare” (3,9%). Tuttavia, è interessante che al di là di effettuare gli acquisti direttamente su Internet, circa 10 milioni di utenti usino comunque internet prima di acquistare qualcosa per informarsi, e sono quindi già in sensibile minoranza coloro che pur usando internet non sentono la necessità di utilizzarlo come strumento di informazione sugli acquisti.

2.2.3 Terzo gruppo: anziani
http://www.intrage.it/












Nella sezione "tecnologia" di questo sito abbiamo trovato un articolo su come cambia il rapporto tra gli anziani e internet. Il 95,2% degli utenti accede ad Internet con l’intenzione di ricevere notizie su temi vari, e sono moltissimi coloro che comunicano via posta elettronica (87,9%), partecipano a chat, forum e mailing list e scambiano con altri utenti file musicali o filmati (31,9%). Questo dato conferma internet come luogo di comunicazione, oltre che di fruizione di informazioni o di servizi. Internet infatti facilita, come altri strumenti tecnologici, il contatto con il mondo esterno
Gli internauti rappresentano il 42,7% della popolazione con più di 18 anni. I più coinvolti sono i giovani (70%), gli studenti (89%) ma anche i dipendenti pubblici (62%) e i professionisti (61%), mentre casalinghe e pensionati rappresentano ancora lo "zoccolo duro" dell’esclusione. La maggior parte di quest’ultimi non credono nella grande utilità di internet, non sanno usarlo o non sono ben informati e rimangono ancora il numero maggiore di emarginati dalla società della comunicazione e dell’ informazione.

http://www.rai.it/
In questo sito abbiamo trovato un testo interessante sulla terza età e internet. Il futuro della Rete passa anche per il tempo libero degli anziani, una fetta troppo importante di mercato. Nonni e vecchie zie sono tutti da alfabetizzare alla cultura digitale. Il rapporto tra anziani e internet non è impossibile anche se una recente indagine dell'Irp (l'Istituto di ricerche sulla popolazione del Cnr), condotta su circa 4300 anziani, ha evidenziato le difficoltà e le barriere esistenti nell'approccio alle nuove tecnologie, sottolineando come solo un 15 per cento della popolazione anziana utilizza in casa un personal computer e come solo il 6 per cento si colleghi ad Internet. Se è vero che il futuro della comunicazione sarà soprattutto on line è evidente che l'obiettivo dell'alfabetizzazione digitale è anche quello di favorire una maggiore inclusione sociale, per evitare che proprio l'incapacità di entrare nel nuovo mondo possa creare una sorta di disabilità indotta. Le iniziative a questo riguardo non mancano: un esempio è quello di "Nonni on line", un corso promosso a Bari dall'Università popolare della terza età in collaborazione con l'Auser. I siti che si rivolgono all'anziano si differenziano sostanzialmente in due categorie: quelli che, come "terzaeta.it" o "anziani.it".


http://www.seniornet.org/




Da questo sito dedicato sempre agli anziani nel network abbiamo preso l'immagine di un anziano al computer che può sottolineare anche la speranza in un futuro dove anche le persone più anziane potranno costituire i nodi di una rete sempre in espansione senza che siano lasciati alla deriva come se non facessero parte di questa società.

2.2.4 Quarto gruppo: questionari
http://www.istat.it/



L’ ISTAT è “l’Istituto Nazionale di Statistica”, un ente pubblico di ricerca. Questo sito offre molte indagini sociali e noi ci siamo interessate di quelle sull‘uso delle nuove tecnologie in particolare di internet. Per la trattazione del nostro argomento abbiamo utilizzato articoli, dati, per poi confrontarli con i risultati del nostro questionario.


http://www.censis.it/



Il CENSIS è il “Centro Studi Investigazioni Sociali”, è un istituto di ricerca socio-economica fondata nel 1964. I campi di consolidato interesse del Censis sono molti, ma per noi è stato interessante ciò che riguarda la comunicazione ed il consumo dei media. Infatti, se cerchiamo nel sito “nuove tecnologie” (internet) ci vengono proposti, attraverso rapporti annuali. delle indagini, delle tabelle, dei numeri e delle percentuali ottenute in seguito a studi sui nuovi media e sul loro uso. La cosa più interessante che si riscontra dallo studio sulla diffusione di internet tra gli individui, fatto nel rapporto annuale del 2007, è che ci sono delle distinzioni d‘uso in base alle differenze di età e alle determinazioni di genere. Per esempio le donne navigano solo perché costrette da necessità, quali lo studio o il lavoro, mentre gli uomini usano internet per ricercare informazioni di attualità.


http://www.regione.toscana.it/


Questo sito della Regione Toscana lo abbiamo utilizzato per ricavare dei dati che in esso sono riportati per poter poi studiare l’uso che viene fatto di internet a livello locale. Infatti qui abbiamo trovato indagini già svolte, proprio sull’utilizzo delle nuove tecnologie quali, non solo internet, ma anche i cellulari e le abitudini che i toscani hanno in relazione ad esse. Questo sito, è stato collocato in questa sezione della nostra relazione, perché in esso abbiamo trovato alcuni questionari, che come detto precedentemente sono stati utilizzati per compiere diverse ricerche.
2.3 Gli strumenti della nostra indagine

Le ricerche bibliografiche che abbiamo svolto, ci hanno man mano appassionato all’argomento e quindi abbiamo deciso di non limitarci ad esse.
Abbiamo allora pensato di arricchire il nostro studio con un questionario da poter somministrare alla persone che vivono intorno a noi. Il nostro intento è stato quello di passare dalla vasta area delle ricerche in internet, alla nostra regione, per poi spostarsi nella nostra quotidianità.
Abbiamo così definito il target del nostro questionario, in modo da poter avere una base di partenza per la sua costruzione. A tal scopo ci sono stati molto utili i questionari trovati sui siti, perché abbiamo selezionato da essi alcune domande, ne abbiamo elaborate delle altre con l’aiuto del professore e, infine, mettendole insieme abbiamo costruito il nostro strumento da sottoporre a bambini,giovani, adulti e anziani. La scelta di non costruire interamente da sole il questionario è stata legata al fatto che abbiamo preferito utilizzare domande che avessero una buona validità essendo già state testate.
Infine, per completare la nostra piccola indagine abbiamo pensato di andare, ancora una volta tra le persone che vivono o lavorano con noi, ma in questo caso per intervistarle e chiedere le loro esperienze o opinioni in merito al rapporto che hanno con internet e quanto questo abbia cambiato loro la vita, ovvero quanto abbia in loro modificato il modo di studiare, di lavorare, di trascorrere il tempo libero.
Riportiamo di seguito il nostro questionario.